Aprite facebook alla voce Nello Dipasquale e troverete un’altra immagine: il porto, il suo porto, la sua opera, il fondalino di tanto successo, gli alberi delle belle imbarcazioni che si stagliano in un cielo azzurro, il suo volto soddisfatto TUTTO SPARITO. La Tecnis? Dimenticata, cancellata, strappata. Indubbiamente maestro nel voltafaccia. Eliminando la foto – ormai imbarazzante considerato che i padroni del porto di Marina di Ragusa stanno al gabbio domiciliare – il nostro deputato ha rinnegato in un sol colpo: il rapporto con la società accusata di tangenti, la sua potestà sull’opera, e persino l’amore viscerale per il mare. Quel che sorprende non è la consolidata sapienza nell’arte del trasformismo, ma la preoccupata attenzione alle apparenze che lo conferma ancora una volta come uomo conservatore (l’approdo al Pd di Renzi è dunque aderente alla natura del soggetto). Solo un uomo che sa quanto sia ingannevole e vuota la politica in cui è immerso poteva precipitarsi per far scomparire quello sfondo propagandato per anni e risultato utilissimo nel passato, inconsapevole del fatto che la velocità nel tentare di sopprimere una storia lo convalida, però, ancora una volta, come un birbante di quel gran mondo che non può e non vuole trovare risposte ai guai che stiamo vivendo. Non è la stagnante e misteriosa Palermo che ha reso pigro ed irriconoscibile un personaggio prima dinamico; è sempre lo stesso arrampicatore che ormai arrivato al vertice deve – per mantenere la posizione e coltivare l’illusione della grandezza raggiunta – ripulire, scorticare, sostituire. Una fatica immensa che forse vale più dei 10 mila euro al mese. Salvarsi continuamente dal passato e temere il futuro: un presente da inferno. Non ha più parole, né azioni. Solo cestinare in fretta e furia, prima che qualcuno ricolleghi e ricordi, un pezzo della propria vita.
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